A seguito della pandemia Covid-19, vi è stata un’incertezza generale sull’obbligo vaccinale da parte del personale medico. Da ciò sono seguite innumerevoli sanzioni e ricorsi.
Da una parte lo Stato e la salvaguardia della salute, dall’altra il diritto di libertà individuale: in questi anni sono sorti dubbi interpretativi su quale diritto tutelare, anche alla luce dei diversi orientamenti dei singoli stati.
In Italia, la Corte Costituzionale, con la sentenza 9 febbraio 2023, n. 15, ha fatto chiarezza, dichiarando la non fondatezza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate sull’art. 4 del D.L. n. 44/2021.
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Secondo la Corte, è ragionevole e proporzionale la sospensione del personale sanitario che si rifiuti di sottoporsi alla vaccinazione, ivi compresa la sospensione dell’assegno alimentare. Inoltre, non è ritenuta sufficiente la sola somministrazione del tampone.
Il legislatore ha quindi reputato necessaria l’imposizione dell’obbligo al fine di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell’erogazione delle prestazioni di cura e assistenza.
In questa prospettiva, l’evoluzione della ricerca scientifica e le determinazioni assunte dalle autorità preposte alla tutela della salute assumono un rilievo assai significativo.